MONTI SIBILLINI

MONTE VETTORE

Il Monte Vettore

A noi piace definire il Vettore come una sorta di “ferro di cavallo”, vuoto al suo interno.
I suoi confini naturali sono composti ad est (il versante marchigiano) dalle creste del Torrone, ad ovest (versante umbro) dalle creste del Redentore.
Le due creste sono unite, più o meno a sud, dalla sella delle Ciaule, dove è costruito il rifugio intitolato a Tito Zilioli, morto su questa montagna in occasione di una scalata invernale.

All’ interno di queste due creste e in basso rispetto alla sella delle Ciaule, si apre una valle di origine glaciale di rara bellezza, occupata nella parte alta dai laghi di Pilato.

Possiamo individuare diverse zone di arrampicata sui vari versanti di questa montagna. Il versante sud-est, dove passano delle vie di importanza storica (le prime percorse sul Vettore), che però non sono molto frequentate a causa della discontinuità della parete e della qualità della roccia. L’ambiente è però magnifico, quindi una puntatina vale la pena di farla…
Il Pizzo del Diavolo, sopra i laghi di Pilato, che è un po’il tempio dell’alpinismo sui Sibillini.
Infine lo Scoglio dell’Aquila, dove passano un paio di vie storiche e sono presenti diversi tiri spittati.

Il monte Vettore dalla cima della Sibilla
Il monte Vettore dalla cima della Sibilla. Sulla sinistra le creste del Torrone, sulla destra quelle del Redentore. All’interno del “ferro di cavallo” la val d’Aso.

Le creste del Redentore infiammate dalla luce del tramonto
Di ritorno da una scalata al Pizzo del Diavolo… Le creste del Redentore infiammate dalla luce del tramonto

PARETE SUD-EST

La parete sud-est del Vettore è quella che si può ammirare superando Forca di Presta in direzione Pretare. È meravigliosa! Contraddistinta da diverse parti rocciose, la sua imponenza calamiterà lo sguardo di chi immagina di scalarla.
Inizieremo allora a riconoscere la Piramide, grande porzione di parete sulla sinistra di questo versante. Osserveremo che alla base della Piramide c’è una placconata di rocce compatte ed appoggiate che è stata definita l’Aia della Regina.
A dividere questa parte dal resto della parete c’è un profondo imbuto risalito da una via da percorrere in inverno (il Canalino).
Infine, sulla destra, abbiamo la cima di Pretare, altra porzione di parete molto articolata.
A chiudere questo bel versante della nostra montagna c’è la cresta del Galluccio, altra possibilità di salita invernale di notevole bellezza.
Su questa parete si è svolta la prima salita di roccia del Vettore, ad opera degli Aquilotti del Gran Sasso B. Marsili, A. Trentini e P.E. Cicchetti.
Un’arrampicata da queste parti è decisamente consigliabile. L’ambiente è infatti splendido e lo sguardo può spaziare su panorami ampi e colorati da fitti boschi.
È da tenere presente la qualità della roccia di questo versante, che è in gran parte scadente.
C’è anche da dire che la parete è molto discontinua, intervallata cioé da terrazzi erbosi o ghiaiosi.
Si potrebbero definire le scalate di questa parete come un’immersione in un epoca ormai lontana.
Dei ripidi viaggi dove ci si può sentire uniti alla montagna assecondando quello che ci viene da lei offerto per salire.
Il gesto tecnico è del tutto secondario in queste ascensioni.
La sfida con l’appiglio è altrove.

Il versante sud-est del Vettore dal Colle del Galluccio
Il versante sud-est del Vettore dal Colle del Galluccio. Partendo dalla cresta di sinistra possiamo individuare la Piramide, l’imbuto del Canalino (innevato) e in primo piano la cima di Pretare delimitata a destra dalla cresta del Galluccio

Per accedere a questa parete bisogna oltrepassare Forca di Presta in direzione Pretare e, poco prima dell’incrocio con la strada di Montegallo, parcheggiata la macchina in uno dei pochi spiazzi presenti, si deve individuare un sentiero nella prima parte cementato che sale verso la montagna. Si abbandona il sentiero poco dopo averlo imboccato e si attraversa il letto asciutto di un torrente. Si percorre la traccia non molto evidente che ci farà sbucare sul sentiero dei mietitori, largo tratturo che percorre tutta la base della parete.
Le vie di questo versante sono tutte molto lunghe. Il dislivello, infatti, si aggira intorno ai 1300m e per la discesa conviene arrivare in cima al Vettore e scendere a Forca di Presta. Per tornare alla macchina ci sono due possibilità: o sperare in un passaggio da parte di qualche buon anima disposta a caricare gente dalla faccia sconvolta dalla fatica, o si riprende, poco sotto Forca di Presta, il sentiero dei mietitori e si raggiunge il punto in cui la traccia ci riporta alla macchina.
È inoltre possibile scendere per il Canalino, ma bisogna conoscere l’itinerario.

VIA MARSILI

(Marsili-Trentini-Cicchetti)

1000m; AD/III+

È questa la prima via del Vettore, trovata nel 1928 da alcuni dei pionieri dell’alpinismo dell’Appennino centrale. Segue un marcato canale posto appena a destra della cosiddetta “Fascia inferiore”, pilastro di roccia alto circa 200m posto sul bordo destro dell’Aia della Regina.
La via segue fedelmente il fondo del canale, presentando difficoltà che non vanno al di là del III/III+, concentrate nei primi quattro tiri della salita (circa 200m). Usciti dalle difficoltà ci si tiene sempre sulla sinistra del canale fino ad infilarsi nell’imbuto del Canalino, “arrancando” su terreno ora ghiaioso, ora erboso, fino ad uscire sulla cresta che collega la cima di Pretare alla Sommità del monte Vettore.

Come riportato sulla descrizione generale della parete, per arrivare all’attacco della via bisogna prendere il sentiero cementato che parte appena prima dell’incrocio di Montegallo e lasciarlo poco dopo seguendo la traccia che attraversa un torrente asciutto e porta al sentiero dei mietitori.

Una volta su questo, lo si percorre verso sinistra. Si supera un primo canale che scende dall’alto e si imbocca il secondo, sulla destra ovviamente. Questo canale non è altro che un altro torrente asciutto e va risalito fino alla base della parete.
L'attacco della via, presso la fessura che incide la parte bassa della parete
L’attacco della via, presso la fessura che incide la parte bassa della parete.
(Scusate la qualità della foto fatta con un cellulare…)

Si attacca dunque al centro della paretina che si spinge più in basso sul ghiaione, passando per una faticosa fessura di una decina di metri circa. Questo passaggio e quello in uscita dell’ultimo tiro sono i più difficili.
Si continua sul fondo del canale affrontando un diedro aperto e si giunge alla sosta (chiodo e spit) dopo una quarantina di metri.

Si riparte tenendosi, poco dopo la sosta, sul bordo sinistro del canale, che si presenta come una sorta di rampa un po’sinuosa da seguire fino ad un ripiano ghiaioso (molto bello) con un bel macigno in mezzo, dove si trova la seconda sosta.

Si continua per un facile tratto di canale, fino ad arrivare a superare un diedro, una paretina e scalare, in prossimità di una grotticina, una fessura-camino obliqua a destra che ci porterà alla sosta successiva.

Dalla sosta bisogna puntare all’inciso caminetto che vediamo alla nostra destra che, con un po’di fatica, ci porterà fuori dalle difficoltà.

I passaggi finora incontrati non superano il III grado superiore ma possono risultare un po’faticosi per l’arrampicata non proprio usuale.
Lungo la via le soste sono attrezzate, ma sui tiri non ci sono protezioni (forse una o due…). Attrezzarsi di conseguenza.
Roccia buona.

A questo punto si può risolvere la giornata in diversi modi. Possiamo decidere di scendere in doppia lungo la via. Possiamo provare a traversare decisamente a sinistra a tagliare i pendii sopra la fascia inferiore e trovare il passaggio per tornare alla macchina.
Oppure, consigliabilissimo, possiamo continuare per la via del Canalino e uscire sulla cresta che collega la cima di Pretare con quella principale del Vettore.
Se si sceglie questa soluzione bisogna continuare nel fondo del canale che ci si apre di fronte, tenendosi del tutto a sinistra.
Valutare se procedere in conserva (le difficoltà sono di II+).
Dopo circa 400m di dislivello, la maggior parte di ottima roccia, il canale si chiude davanti a noi, deviando decisamente a destra.
Noi andremo a traversare a sinistra scegliendo i passaggi migliori, fino a sbucare sul crinale che borda il canale, proprio al di sotto dello stretto passaggio del canalino.

Punteremo allora a questo stretto intaglio, che si supera sfruttando la parete sinistra dove troveremo anche un cavo metallico (diamogli un’occhiata prima di tirarlo…), continueremo poi nella parte sinistra del canale fino ad uscire nell’imbuto superiore che risaliremo sfruttando il faticoso costolone che noteremo sulla nostra destra.

Una volta in cresta, la si segue verso sinistra fino ad arrivare sulla cima del Vettore.

Questa “gita”, citando il famoso alpinista Julius Kugy, è di tutto rispetto per l’ambiente in cui si svolge. Non sottovalutiamola prendendo in esame le sole difficoltà tecniche. Serve un buon allenamento perché è molto lunga, un buon senso d’orientamento perché la parete è un vero labirinto, un buon intuito nello scegliere i passaggi migliori e una buona resistenza perché una volta in cima servono ancora delle ore di cammino per tornare alla base.
Non affrontare questa salita se dovesse esserci la possibilità di pioggia o se è appena piovuto. L’imbuto superiore del Canalino scarica, convogliando tutto sulla nostra testa.
È da sconsigliare anche ad inizio stagione, per lo stesso motivo, causato dallo scioglimento della neve residua.

teniamo sempre una relazione o una guida a portata di mano
Un consiglio: teniamo sempre una relazione o una guida a portata di mano… potrebbe rivelarsi molto utile…

BACHETTI-SPINELLI

1000m; PD/III

La via in questione percorre la prima parte della via Marsili, fino al crinale erboso caratterizzato da un grosso spuntone di roccia appena sotto il passaggio del Canalino, per poi deviare decisamente a destra traversando per ripidi pendii erbosi e ghiaioni ad affrontare la parte rocciosa che sostiene la cima di Pretare.
Lungo questo tratto indipendente del percorso, la roccia è decisamente rotta. Bisogna fare molta molta attenzione ad ogni passo.
Anche l’itinerario è da trovare. È addirittura difficile darne una descrizione. In genere, dove sembra più facile è bene andare.
Le difficoltà sono contenute entro il III grado, ma l’impegno che richiede questa salita è notevole dal punto di vista psicologico, con il risultato che ci si sentirà molto sollevati una volta usciti dalle difficoltà.
Un’ultima raccomandazione: questa via è decisamente da evitare se il tempo minaccia pioggia o ad inizio stagione. Ci sono diversi punti dove le scariche sono frequenti.

Seguire la Via Marsili fino al crinale erboso e sassoso sotto lo stretto passaggio attrezzato che da accesso alla parte superiore della parete, in corrispondenza dell’imbuto del Canalino.
Questo crinale è caratterizzato da uno spuntone roccioso che prenderemo come punto di riferimento per tornare verso destra, passando per un altro spuntone dalle forme davvero bizzarre, e dirigerci verso la parte bassa della parete di Pretare. Una volta riattraversato il canale che avevamo lasciato poco prima, superato dei ripidi ghiaioni, continuato a traversare verso destra sotto una parete giallastra strapiombante e friabile, giungeremo in vista di un canalino, sulla nostra sinistra, ripido e scomodo, chiuso a sinistra da placche di roccia compatta.

Questo è l’attacco della nostra via.

Saliremo su queste placche tenendosi non troppo lontani dalla parete che si alza alla nostra destra (qualche possibilità di eventuali assicurazioni), asseconderemo l’andamento di questa piegando verso destra fino a giungere ad un ripiano erboso e sassoso.
Da qua bisogna iniziare a scegliere dove andare, cercando di individuare le strutture rocciose (caminetti, diedrini e cengette) che ci permettono di salire.
L’unica indicazione utile può essere che è meglio cercare di puntare sempre un po’a destra, fino ad arrivare ad una cresta che degrada, allargandosi, in una sorta di pendio erboso che ci porterà sulla cresta principale che collega la cima di Pretare al Vettore.

Appena al di sopra del caminetto finale della prima parte della Marsili
Appena al di sopra del caminetto finale della prima parte della Marsili. Da qui, seguendo il canale e uscendone a destra, si va sul percorso della Bachetti-Spinelli

SCOGLIO DELL’ AQUILA

(Florio-Capponi)

200m; AD+/IV+

La via in questione percorre lo spigolo tra luce ed ombra
La via in questione percorre lo spigolo tra luce ed ombra.

Lo Scoglio dell’ Aquila è quel “sassone” di notevoli dimensioni inserito, quasi “conficcato”, sullo splendido versante del Vettore che da’ sui piani di Castelluccio.

Dal punto di vista paesaggistico, attrae lo sguardo dell’ osservatore, rompendo in maniera brusca ed imponente la linearità del pendio della montagna.

Dal punto di vista alpinistico offre diverse possibilità di salita, tra le quali una via storica molto interessante. La via, probabilmente della cordata Florio-Capponi, percorre lo spigolo sud-est, cioé il netto spigolo di destra guardando la parete.

Raggiunto lo Scoglio in maniera piuttosto intuitiva dal sentiero che sale al Vettore da forca di Presta, lasciando il sentiero principale più o meno all’ altezza della selletta che separa il Vettoretto dal Vettore, ci si trova davanti alla parete, caratterizzata in basso a destra (avendola di fronte), da tre lame staccate. Appena di fianco alla lama più bassa (quella di destra), troviamo una sosta, costruita con un chiodo ed uno spit. Questa è la partenza della nostra via.

Si sale dritti sopra la sosta, prendendo come riferimento una placchetta liscia a circa una trentina di metri da terra, dove si scorge un vecchio chiodo. Con passaggi di IV si raggiunge questa placchetta, che si vince appoggiando i piedi su un pilastrino e allungandosi a prendere un buon appiglio in alto a sinistra (questo passaggio è intorno al V). Si prosegue all’ interno di un diedro-canale erboso e si perviene alla sosta (due spit), posta appena sotto un grande sasso staccato dalla parete principale.

Il secondo tiro percorre dapprima il caminetto formato dal sasso di cui sopra, per poi spostarsi un paio di metri sulla sinistra, a risalire le placche verticali che ci troviamo davanti. Questo tiro è molto bello e su roccia ottima! Le difficoltà sono intorno al V. Si sosta dopo una trentina di metri, trascurando una prima sosta che si incontra poco dopo la partenza.

Si continua affrontando un’ altra placca liscia, che si supera agevolmente, nonostante le apparenze, usando un appiglio ottimo e rassicurante sulla sinistra. Si continua più o meno dritti in maniera intuitiva, incontrando una sosta fatta con un chiodo ed un sasso incastrato (trascurarla), fino a scorgere, sulla sinistra rispetto a questa sosta, una rampa ascendente di ottima roccia, dove troviamo una bella sosta spittata. Anche questo tiro è molto bello e le difficoltà non superano il IV grado.

Dritti poi dalla sosta, con passaggi di III, si raggiunge, dopo una quarantina di metri, un magnifico prato dominato da una parete aggettante, dove è posta la sosta di questo tiro.

Da qui, guardando sulla sinistra, non possiamo non notare una magnifica crestina che, con passaggi che non vanno al di là del III grado, ci porta fuori dalle difficoltà in una cinquantina di metri. Per la discesa si possono usare i canali che fiancheggiano lo Scoglio, fino a riprendere il sentiero usato all’andata. È possibile anche raggiungere in pochi minuti di salita le creste del Redentore e scendere per il sentiero che ci riporta a Forca di Presta.

PIZZO DEL DIAVOLO

Il Pizzo del Diavolo, che possiamo definire “una montagna nella montagna”, si eleva possente al di sopra dei laghi, andandosi ad unire con un esile crestina, alle creste del Redentore.
È una struttura rocciosa molto bella, elegante ed invitante per l’ alpinista.
Presenta delle bellissime pareti (est e nord), divise da uno spigolo magnifico, dove passa una delle più belle vie del gruppo: la via Bafile.
Purtroppo la roccia non è delle migliori (verrà comunque specificato dettagliatamente nelle descrizioni di ogni via), il che, unito al fatto che gli avvicinamenti e le discese sono un po’ lunghi, fanno del Pizzo del Diavolo un luogo non molto gettonato tra gli alpinisti.

Chi è del parere che l’ alpinismo è fatto anche dell’ ambiente in cui lo si pratica, troverà di certo in questa montagna, ma anche nel resto del Vettore o nei Sibillini in generale, di che avere soddisfazione.

Per raggiungere le varie zone del Pizzo del Diavolo conviene partire da Forca di Presta, percorrere il sentiero che va in vetta e, raggiunto il rifugio Zilioli, scendere nella valle dei laghi di Pilato. Una volta raggiunti i laghi, seguire ad intuito le varie tracce sul ghiaione alla base delle pareti per arrivare agli attacchi delle vie.
È presente una grotta alla base del Gran Gendarme (avancorpo del Pizzo del Diavolo di notevoli dimensioni riconoscibilissimo per il “testone” aggettante sulla sua sommità), dove è possibile trascorrere la notte se si vuole spezzare avvicinamento (di circa un paio d’ore) e scalata.
Per la discesa si percorre la cresta che unisce il Pizzo del Diavolo alle creste del Redentore e, volgendo a sinistra, si torna allo Zilioli e a Forca di Presta.
È pure possibile giungere da Foce di Montemonaco risalendo tutta la val d’Aso e raggiungere quindi le pareti dalla parte opposta. In questo caso, per scendere, si volge a destra sulle creste del Redentore, si percorrono tutte fino a Forca Viola e, volgendo ancora a destra si rientra all’interno del Vettore e si arriva a Foce.
Considerare in qualsiasi caso due ore circa per l’avvicinamento e quasi altrettante per la discesa.

Il Porticoil Portico

Parete nord
Parete nord

Bellissimo il colpo d'occhio che si ha dal rifugio Zilioli sulla est del Pizzo del Diavolo
Bellissimo il colpo d’occhio che si ha dal rifugio Zilioli sulla est del Pizzo del Diavolo

FLORIO-CALIBANI

(Marco Florio-Maurizio Calibani)

400m; D/V

Bellissima via, che attraversa il versante est del Pizzo del Diavolo all’ incirca a metà, sfruttando, come era solito all’ epoca, dei punti deboli di quella porzione di parete, come, ad esempio, il canale iniziale di un centinaio di metri, il bellissimo spigolo dell’ ultima parte della via, e il camino, tratto chiave della salita.
Ci sono inoltre degli spunti d’ arrampicata coraggiosi per quel periodo, come le belle placche in aperta parete al di sotto del camino.

La via parte dal margine sinistro del “fiasco”, caratteristico rigonfiamento del versante est, di svariate decine di metri d’ altezza situato non molto a sinistra del camino meridionale.

Si inizia nell’ evidente canale che si segue per due tiri di corda. Fin qui stiamo sul III grado.

Volgendo lo sguardo in alto a sinistra, possiamo già intuire qual è il percorso che c’ aspetta. Si nota un camino incassato tra degli strapiombi a destra e una costola di roccia sulla sinistra. Bisogna passare da là.

Dal canale, allora, obliquando a sinistra verso l’alto, ci sposteremo sulle placche, che, in una cinquantina di metri di arrampicata molto bella, ci porteranno alla base del camino.Qua stiamo sul IV.

Si attacca il camino, che sul suo lato sinistro offre dei buoni appigli, e si esce sulla sinistra quando questo si restringe, pervenendo su una zona un po’ più coricata.La difficoltà del camino è un po’ più sostenuta rispetto alla parte già percorsa, stiamo sul V, ma l’ arrampicata è eccezionale!

Usciti dal camino, bisogna andare a prendere la parte destra della parete che ci troviamo di fronte, solcata da alcune fessure, risalirle, superare in spaccata o per il lato sinistro una paretina con un grosso macigno sporgente (passaggio faticoso ma molto breve), e fare sosta su un comodo terrazzo con un caratteristico ed evidente buco in basso a destra.Le difficoltà qui sono lievi, intorno al III, con un passaggio di IV+ sulla paretina con macigno.

Dal terrazzo si traversa per qualche metro a destra, oltrepassando uno spigolo ben marcato che sarà utile, una volta lasciatolo alla nostra sinistra, per risalire i canaletti che ci troveremo di fronte, al di là dello spigolo. Questo tiro è facile, sul III.

Ora ci attende l’ ultima parte della via, che supera lo spigolo che si vede in alto sulla nostra destra.

Dalla sosta precedente, che è un po’ da cercare in basso su alcune fessure erbose, bisogna andare in alto tenendo la destra, puntando alla base dello spigolo che si raggiunge vincendo qualche metro di parete non proprio banale ma divertente (III+).

I tiri che seguono sono fantastici! Una volta sullo spigolo lo si segue fedelmente con bella arrampicata, su difficoltà piacevoli e con una certa esposizione (mai spaventosa!).

Si giunge quindi nella parte alta del Pizzo del Diavolo, coricata ma con roccia rotta, ormai fuori dalle difficoltà.

Con un centinaio di metri di “arrancata”, intuendo passo dopo passo, quali siano i passaggi migliori, si giunge in vetta.

Patrizio in sosta lungo la Florio-Calibani
Patrizio in sosta lungo la Florio-Calibani. La lunga esperienza del forte alpinista Spellàno fa sì che anche in situazioni vertiginose fumi la sua immancabile sigaretta…

Questa via è un capolavoro del 1960 di due dei migliori alpinisti marchigiani, M. Florio e M. Calibani appunto, protagonisti, insieme a pochi altri, delle numerose prime scalate delle pareti dei Sibillini e dell’ Appennino centrale in generale.

Una cordata ben preparata per questo tipo di scalate, dove ricordiamo che la roccia richiede attenzione e l’ attrezzatura della via è scarsa (una decina di chiodi in tutta la via comprese le soste), impiegherà circa 5 ore per compierla in sicurezza. D’ altra parte la via è piuttosto lunga, circa 400 m, e risulterà utile proteggersi sia lungo i tiri che alle soste. Si consiglia quindi di portare una serie completa di dadi, qualche friend assortito, e numerosi cordini e fettucce che serviranno ad allungare i rinvii e ad unire i punti di sosta. Personalmente, in questo tipo di “avventure”, penso possa fare comodo portarsi qualche chiodo e, ovviamente, il martello.

Il tracciato della Florio-Calibani
Il tracciato della Florio-Calibani. L’attacco è sulla sinistra del “Fiasco”, grande rigonfiamento della parete posto sulla verticale della marcata sella a V lungo lo spigolo.

SPIGOLO NORD-EST
(via Bafile)

300m; AD+/IV+

Si tratta di una salita tutta da godere, che passa per lo spigolo che separa la parete est dalla nord, proprio in direzione dei laghi, che fanno da straordinaria cornice per tutta la scalata.
È la via per eccellenza del Pizzo del Diavolo. Per descriverla non risulterà fuori luogo usare toni entusiastici, quali magnifica, elegante, panoramica, divertente… e chi più ne ha più ne metta!

Il colpo d’ occhio verso il basso è stupendo, ed è possibile viverlo con una certa serenità, visto che le difficoltà della via sono decisamente abbordabili e l’ esposizione non è eccessiva.

Si parte proprio dietro la testa del Gran Gendarme, dove è consigliabile arrivare per la Direttissima al Colletto e risalire qualche gradone erboso, o per il Camino meridionale, dal quale, volgendo a sinistra, si inizia a profilare la nostra salita.

Per un canaletto di roccia gradinata e facilmente scalabile, si giunge, puntando in direzione dello spigolo, ad un forcellino, dove conviene attrezzare una sosta (utili dei friend e dei dadi).

Alzando la testa vedremo una placca di roccia compatta con un chiodo a metà. Trascuriamola.

È conveniente passarle a destra, su difficoltà minori e, non appena scorgiamo una grotta scura e dall’ apertura regolare con dell’ erba sul fondo (potrebbe essere un buon posto per passarci una notte…), volgiamo a sinistra, proprio in direzione dello spigolo.

Incontreremo davanti a noi delle belle placche di roccia estremamente compatta, che vanno risalite sfruttando al meglio le fessure che le incidono.

Credo che il modo migliore per superare questo tratto fessurato di una decina di metri al massimo, sia quello apparentemente meno logico. Conviene buttarsi, infatti, all’ esterno (sulla sinistra rispetto alla nostra direzione di marcia), ed affacciarsi sui laghi… Appena in parete, risalire le placche fino ad arrivare sul filo dello spigolo. Credo che la difficoltà di questo breve passaggio sia intorno al IV grado.

Si risale quindi sul filo dello spigolo stesso, scegliendo volta per volta i passaggi migliori (a volte conviene tenersi appena a sinistra del filo).

Con difficoltà che non vanno oltre il III+ giungeremo al tratto più difficile della via, una fessura strapiombante che oppone qualche resistenza a farsi superare.

In realtà il passaggio è solo un po’ faticoso, la difficoltà, che per altro sembra essere di IV+, sta nei tre o quattro metri della fessura. Facendo sosta alla base del passaggio, iniziamo ad alzarci sfruttando le asperità che stanno sui bordi della fessura. Una volta fatto il primo passo, dovremmo riuscire ad agguantare dall’ interno verso l’esterno, un sasso incastrato, che verso l’ alto si muove ma verso il basso non fa che incastrarsi di più. Tiriamoci pure su’ su questo sasso, sul quale possiamo anche passare una fettuccia per assicurarci, e issiamoci al di sopra della fessura su un comodo spiazzo, che percorreremo fino a giungere ad una spaccatura nella quale occorre scendere di un paio di metri e risalire dalla parte opposta dove si trova una sosta.

In verticale sopra la sosta con divertente arrampicata, tenendo un po’ la sinistra e giungendo al di sotto di un masso sporgente che va superato a sinistra.

Cercando di individuare i passaggi migliori, si risale sul bordo sinistro dello spigolo e, superato un friend incastrato, si rientra appena a destra, sul filo, fino ad arrivare ad un piccolo ripiano dove possiamo recuperare il compagno e slegarci. Le difficoltà sono infatti terminate. Resta solamente da risalire gli ultimi faticosi metri della nostra via fino ad arrivare in cima.

Quest’ ultima parte, pur essendo facile (I e II grado), presenta una roccia a dir poco rotta, quindi è necessario prestare un po’ di attenzione. È possibile percorrere questo tratto anche in conserva.

Questa splendida salita è stata scovata dal leggendario ingegnere aquilano Andrea Bafile, inventore per altro della struttura dei bivacchi metallici ormai presenti in ogni gruppo montuoso.

Il percorso è molto logico, e, siccome è piuttosto ripetuto, sono evidenti dei segni di passaggio.

È una via consigliabilissima, che non oppone difficoltà rilevanti. Infatti i passaggi sono tutti intorno al III/III+, con qualche tratto di IV. La fessura strapiombante che rappresenta il tratto chiave della via, può essere aggirata a sinistra per dei terrazzini, su difficoltà decisamente più basse.

La lunghezza della via è in totale di trecento metri, gli ultimi cento dei quali sono molto facili. Una serie di dadi dovrebbe essere sufficiente per la vostra ripetizione oltre ovviamente al resto del materiale da scalata.

Le soste le troverete attrezzate, e lungo i tiri è presente qualche chiodo. Se per sicurezza portate pure qualche friend è possibile che lo usiate.

La roccia è solida e sicura. Occorre ricordare che siamo comunque in montagna e quindi è necessario fare sempre attenzione a ciò che ci passa per le mani o dove appoggiamo i nostri piedi.

Un’ ultima raccomandazione: gli ultimi cento metri di tutto il Pizzo del Diavolo sono piuttosto friabili.
Un po’ di attenzione…

DIRETTISSIMA AL COLLETTO

(D. D’ Armi-A. Maurizi)

100m; D/IV

Altra splendida via che percorre un nettissimo camino per intero, uscendone solamente nei tratti dove è più utile prendere le placche.

Il camino in questione si trova pochi metri a destra della grotta bivacco (avendocela di fronte), ed è riconoscibile da una sorta di masso incastrato a 6/7 metri da terra.

Si attacca sul lato destro del camino, uscendone dopo 4/5 metri sulla destra oltrepassando lo spigoletto che lo delimita.Appena al di là dello spigolo si risale la paretina che si ha di fronte, fino ad arrivare ad un terrazzino erboso da dove si riprende il camino principale. Le difficoltà di questo tratto non superano il III+.

Si attacca ora il passaggio chiave della salita.

Salendo per il camino, bisogna riuscire ad alzarsi fino a raggiungere il masso incastrato sopra di noi. Allungandosi bene si riescono ad usare le asperità del masso come appigli. Facendo poi opposizione con la schiena dall’ altra parte, si riesce a superare il sasso al quale siamo aggrappati.Il passaggio può risultare faticoso, ma la soddisfazione di superarlo è grande!

Si continua poi in spaccata lungo il camino, fin quando non conviene uscirne a sinistra (sulla destra si scorgono dei chiodi di una variante) per raggiungere una cengetta.
Dalla cengia proseguire per lo stretto camino che si trova al di sopra di noi, oltrepassando un sassone incastrato (noi gli siamo passati sotto) e, una volta superatolo, attaccare la paretina alla sua destra fino alla sosta che si trova poco sopra.

C’ aspetta un tratto magnifico!

Dalla sosta si traversa un po’ a destra e si va su per la placca verticale ed esposta che offre dei fantastici appigli, grazie ai quali la si supera con una leggerezza che dona delle splendide emozioni.

Non ci resta che risalire facilmente il canaletto erboso che ci troviamo di fronte, e, appena possibile, traversare a sinistra fin sotto la testa del Gran Gendarme, dove c’è un terrazzino da favola, il Colletto appunto.

Lungo la Direttissima al colletto, appena al di sopra del passaggio chiave che si supera in opposizione
Lungo la Direttissima al colletto, appena al di sopra del passaggio chiave che si supera in opposizione

La Direttissima al Colletto è una via degli anni trenta, divenuta, per l’ eleganza dell’ arrampicata e la solidità della roccia, una superclassica del Pizzo del Diavolo. Questa via è ben attrezzata, anche se è bene ricordare che dadi e friends sono comunque utili.

CAMINO MERIDIONALE

(Maurizi-De Simone)

130m; AD/III+

È la via più consigliabile per prendere confidenza con le rocce del Pizzo del Diavolo. Questa salita permette infatti di divertirsi con una bella arrampicata su difficoltà non elevate, ma, allo stesso tempo, richiede un po’ di attenzione per trovare i passaggi migliori, scegliendo, man mano che si procede, gli appigli e gli appoggi più solidi.

Si parte alla base dell’ evidente spaccatura che divide il Gran Gendarme dalla parete est del Pizzo del Diavolo, risalendo la parete destra del camino per una quarantina di metri (si noterà, una volta alla base, un chiodo rosso ad una decina di metri da terra).

La prima sosta, costruita con tre bei chiodi, sta su un comodo terrazzino leggermente a destra della linea di salita.

Dalla sosta si torna tre/quattro metri a sinistra a riprendere il camino (non lasciamoci tentare dallo strapiombetto che sovrasta la sosta, è una breve ma ben più difficile variante), e, con salita logica, si perviene, dopo un’ altra quarantina di metri, ad un’ altra sosta, sempre sulla destra rispetto alla fenditura che stiamo risalendo. Questa sosta è addirittura più solida della prima. Sfrutta infatti una bella clessidra rinforzata da un rassicurante spit.

La nostra scalata continua su per il camino, che ora diventa più coricato. Conviene tenersi sul lato destro, che presenta della solida e lavorata roccia che ci faciliterà molto nel superamento di qualche saltino formato da alcuni massi incastrati.

Si uscirà sull’intaglio formato a destra dalla testa del Gran Gendarme (facilmente raggiungibile e dalla quale è molto bello affacciarsi sui laghi) e a sinistra dal corpo principale del Pizzo del Diavolo, che in questo punto ci sovrasta col suo spigolo nord-est, dove corre la bellissima via Bafile.

La via in questione percorre il marcato intaglio in ombra, dalla base fino alla forcella che separa il Gran Gendarme (parte destra) dal corpo principale del Pizzo del Diavolo (a sinistra)La via in questione percorre il marcato intaglio in ombra, dalla base fino alla forcella che separa il Gran Gendarme (parte destra) dal corpo principale del Pizzo del Diavolo (a sinistra)

La via del Camino Meridionale è una classica del Pizzo del Diavolo, che conviene utilizzare se si intende fare delle vie sulla parete nord o si è intenzionati a scalare lo Spigolo Bafile.

Arrivare fino a lassù solo per fare questa via, infatti, non credo che convenga, a meno che non si scelga un approccio di reverenziale moderazione con questa montagna.

La lunghezza della via è di circa 130 metri, le difficoltà, che non superano il III+, sono concentrate soprattutto nei primi due tiri e per una sicura ripetizione occorre portare qualcosa per integrare le poche protezioni presenti.

CANALONE NORD

(Maurizi-Maccari e compagni)

300m; PD/III

attacco del canalone nordPrendendo come riferimento l’evidente fessura obliqua verso destra che taglia gran parte della parete, possiamo individuare l’attacco del canalone nord spostando lo sguardo verso destra, oltrepassando la paretina gialla, superando l’altra breve fessura marcata e, dove le chiazza di neve si spinge più in alto e si illumina al sole, inizia la via.

Il canalone nord è stato risalito per la prima volta nel 1947 da alpinisti molto attivi nel gruppo dei Sibillini. È la via più facile per risalire la parete, ma questo non deve trarre in inganno. Infatti la qualità non proprio eccellente della roccia rende la salita impegnativa dal punto di vista emotivo. Allo stesso modo questa valutazione non deve spaventarci. Si tratta solo di fare attenzione e non prendere come riferimento solo il grado delle difficoltà che si incontrano. Questa dovrebbe essere una regola da tener sempre presente, soprattutto in certi luoghi non molto frequentati.
Detto questo passiamo alla descrizione.

Si inizia scalando un camino di una ventina di metri, dove possiamo trovare dei sassi arrotondati incastrati sul fondo che useremo come appigli.
Usciti dal camino, che rappresenta il tratto tecnicamente più difficile della via, ci troveremo nel canale vero e proprio, che va risalito su difficoltà modeste ma facendo attenzione alla roccia.
Dopo una tirata di corda ci troveremo di fronte ad uno spuntone che divide il canale in due (dovrebbe esserci una sosta con un cordone blu sullo spuntone).
Bisogna tenersi a sinistra, a ridosso della parete e continuare per un centinaio di metri fino ad arrivare ad un forcellino affacciato sul versante ovest del Pizzo del Diavolo. Quest’intaglio è ben visibile già dal canale.
Da questo punto la salita si fa un po’intuitiva, scegliendo via via i passaggi che ci sembrano più facili.
In linea di massima dal forcellino si riparte tenendo la destra, superando un tratto di una decina di metri di III grado per poi tornare sulla sinistra cercando di aggirare le pareti verticali per diedrini e canaletti più o meno sempre sulla sinistra delle stesse fino ad arrivare in cima.
La via è scarsamente attrezzata. Per percorrerla in sicurezza è necessario tutto il materiale da incastro e non guasta qualche chiodo, se non altro per darci maggiore serenità.
Non consiglierei di pensare a questa salita come facile solo perché è di terzo grado. È necessaria infatti un po’di esperienza su terreni infidi.

L'attacco del Canalone nordL’attacco del Canalone nord

DIRETTISSIMA

(fratelli Maurizi e Domenico D’Armi)

300m; D/V

Un’altra via che percorre la parete nord del Pizzo del Diavolo che merita sicuramente di essere ripetuta. La roccia è buona sui tratti difficili, un po’meno sul resto della via e offre sempre un’arrampicata entusiasmante. L’attacco è appena a destra della fessura della nord, in corrispondenza di un ‘altra fessura, molto evidente una volta alla base della parete.

Si inizia risalendo la fessura dalla sua base. Si continua al suo interno uscendone solo al termine, dove, circa due metri prima, troviamo dei sassi incastrati che vanno aggirati a destra per poi tornarci sopra.
Questo è il primo tiro della via ed il più difficile. Noi l’abbiamo trovato inaspettatamente chiodato.

Segue un tratto meraviglioso!

Si continua per un camino di un centinaio di metri, che si supera con qualche tiro di corda. L’arrampicata è tutta in opposizione. In certi tratti il camino si restringe e diventa un po’faticoso, ma è sempre ben appigliato.
Prima di uscire dal camino, incastrati in una fessura, ci sono due vecchi cunei di legno… È stata un’emozione trovarli!

Bisogna ora cercare un canale che va risalito su roccia un po’meno buona di quella incontrata fin’ora, che si trova spostandosi di una decina di metri dall’uscita del tratto in camino. Il canale è lungo un altro centinaio di metri.

Si perviene, dunque, su una zona più appoggiata della parete, caratterizzata da vari terrazzini sovrastati da paretine e torrioni. Si noterà un blocco di roccia più grande degli altri, con alla base uno strapiombo e staccato dal resto della parete a sinistra a formare una sorta di camino-fessura.

Risalire questo camino a oltrepassare il blocco. Se siamo sulla strada giusta dovremmo trovare un chiodo poco dopo l’uscita del camino.

Si è ora sulla parte terminale, più coricata e rotta, del Pizzo del Diavolo, che va risalita in maniera intuitiva fino in cima.

Solite raccomandazioni sul materiale, sempre necessario per queste avventure, composto dai nostri cari dadi, qualche friend e, per i più attenti, qualche chiodo.

Lungo il tratto dei camini della Direttissima alla parete nordLungo il tratto dei camini della Direttissima alla parete nord

GIGLIOTTI-MARCHINI

160m; TD/V+

Probabilmente la via più bella del Pizzo del Diavolo.
La lunghezza di 160m non deve trarre in inganno. È solo riferita al tratto autonomo di parete che percorre.
In realtà, infatti, si attacca dal Camino Meridionale che si lascia all’altezza della seconda sosta per deviare a sinistra su di una porzione di parete dove la qualità della roccia è ottima. L’arrampicata è entusiasmante e l’esposizione è emozionante! Sbucheremo poi dove parte lo spigolo Bafile con il quale si esce in vetta.
Ne risulta una combinazione fantastica per risalire la parete dalla base fino in cima.

Stefano si distende godendosi il magnifico panorama una volta usciti dalle difficoltà
Stefano si distende godendosi il magnifico panorama una volta usciti dalle difficoltà

Come detto, dobbiamo raggiungere l’attacco del Camino Meridionale e per questo salire per due tiri, fino all’altezza della “rassicurante sosta con spit e clessidra”.
Fin qui 90m.

Volgendo lo sguardo a sinistra, oltre il canale, noteremo di certo un’invitante fessura all’apparenza facile da scalare ma che oppone difficoltà sostenute per una ventina di metri. Bisogna salire per questa. Troveremo un solo chiodo a metà altezza circa.
Appena scalata la fessura, bisogna traversare decisamente verso sinistra su terreno più facile puntando allo spigolo, dove alla base troveremo un masso arrotondato che forma un caminetto a ridosso della parete.
Scalato il caminetto troveremo la sosta. Questo è il primo tiro. (V+)

Dalla sosta bisogna alzarsi in verticale sulla placca e puntare ad una larga fessura sopra di noi che ci permetterà di uscire su un cengione erboso molto bello, che, percorso per quattro o cinque metri verso destra, ci porterà alla seconda sosta.
Questo tiro è chiodato a sufficienza nella prima parte, ma la fessura in uscita, che è almeno sei metri, non è protetta. (V)

Continuiamo a percorrere la cengia erbosa (dalla quale si gode un magnifico panorama sulla valle dei laghi di Pilato) in direzione della testa del Gran Gendarme.
All’altezza di una pronunciata grotta, per l’esattezza lungo il suo bordo destro, bisognerà scalare una porzione di parete che forma un diedro diviso per la sua lunghezza da una sorta di lama di roccia. Sotto il soffitto della grotta c’è un chiodo che per essere utilizzato al meglio dovrà essere allungato molto con delle fettuce. Risulterà quasi inutile rinviarlo.
Superato il diedro, che è di una decina di metri e di roccia un po’rotta, arriveremo alla base di una fessura giallastra dalla partenza leggermente strapiombante e faticosa. Ci sono dei buoni appigli però.
Oltre la fessura, spostandosi un po’a destra e un po’a sinistra a seconda delle necessità, giungeremo alla terza sosta. (V)

Da questa ripartiremo in verticale su roccia magnifica. Dopo i primi dieci metri terremo leggermente la destra e percorreremo le placche che fiancheggiano una fessura sporgente. In una quarantina di metri di IV grado, arriveremo alla quarta e ultima sosta di questa via, da dove, spostandoci un po’sulla destra e tornando appena dopo a sinistra, riprenderemo lo spigolo Bafile con il quale giungeremo in vetta.

La via in questione richiede una buona padronanza delle difficoltà che oppone. È infatti molto continua come scalata. La lunghezza della combinazione è notevole (stiamo infatti sui 500m), il che , unito alla bellezza della via e dell’ambiente in cui si svolge, ne consigliano sicuramente una ripetizione.

Si suggerisce di portare un assortimento di protezioni veloci per integrare quelle sul posto.

Su questa via c’è una grande polemica tra chi la considera semplicemente una variante dello spigolo Bafile e chi le attribuisce caratteristiche da via vera e propria.
Il nostro parere è che la combinazione Camino Meridionale+Gigliotti-Marchini+spigolo Bafile regala una giornata di magnifico alpinismo, al di là di qualsiasi considerazione teorica.

La fessura d'attacco della Gigliotti-Marchini, un bel V+La fessura d’attacco della Gigliotti-Marchini, un bel V+

MONTE BOVE

Altra montagna importante dal punto di vista alpinistico nel gruppo dei Sibillini è senz’altro il Monte Bove, soprattutto il Monte Bove nord.
Chi sale verso Casali di Ussita, non sarà di certo rimasto indifferente all’imponenza della parete nord di questa montagna.
Si tratta di una parete verticale che tocca i 700 metri di altezza e, anche se intervallata da terrazzi erbosi e frastagliata di torrioni e canaloni, il sussulto che si prova nel vederla sbucare dai verdi colli che la precedono è forte.
Per quanto riguarda le relazioni riportate nel sito, è necessario fare delle premesse.
Parlando di monte Bove intendiamo la vasta zona che questa montagna occupa.
Verranno fornite indicazioni dettagliate sugli accessi, le discese e la toponomastica delle varie zone nelle relazioni delle vie stesse.
Possiamo iniziare descrivendo brevemente il Monte Bove.
L’orografia di questa montagna è piuttosto articolata. Presenta infatti molti versanti che si affacciano su altrettante valli. Sinteticamente (ed egoisticamente), illustreremo quelli che ci interessano.
La montagna ha due cime, una cima nord (2112m) e una cima sud (2169m). Sono collegate tra loro da una cresta erbosa che percorreremo di ritorno dalla parete nord.
Camminando sulla cresta che collega le due cime, si apriranno sotto di noi due delle più belle vallate di tutto il gruppo.
Sulla destra avremo la Val di Bove, sulla sinistra la Val di Panico.
Queste valli rappresentano gli accessi migliori alle vie di questa montagna.
Per imboccare la val di Bove dal basso bisogna arrivare con la macchina a Frontignano di Ussita e prendere il sentiero accanto all’hotel Felicita.
Per la val di Panico bisogna lasciare la macchina nei pressi della bella chiesetta di Casali di Ussita e procedere a piedi sulla strada di breccia che troviamo di fronte a noi. Avremo sempre la nord a farci compagnia e più volte lo sguardo sarà attratto dalle sue forme e dalla sua altezza.
Possiamo far rientrare tra le vie che riguardano il gruppo del Bove anche quelle che come obiettivo hanno cime diverse, montagne a sé stanti cioé , ma che comunque fanno parte del territorio del Bove stesso.
Parleremo in questa parte, anche per motivi pratici e soprattutto perché gli accessi e le discese sono simili, della Croce di Monte Bove, del Monte Bicco e di punta Anna.

MONTE BOVE NORD
Via della Mitria

(Moretti-Perucci-Natali)

200m; PD+/III

Questa è una di quelle vie da prendere con le pinze. La lunghezza, la difficoltà e il fatto che passa per una cresta potrebbero far pensare che sia un’ottima via per cimentarsi sul Monte Bove come prima esperienza. In realtà deve essere affrontata con la massima cautela, perché la roccia non è così buona come riportato su altre guide e, in tutta sincerità, di cresta ce n’è ben poca. L’itinerario infatti si svolge per gran parte su camini, canali e quant’altro, da una parte o dall’altra della cresta. C’è persino una doppia da fare dopo il primo tiro.
Per l’accesso bisogna passare dalla Val di Bove.
Arriveremo quindi con la macchina nell’ampio parcheggio di fronte all’hotel Felicita e imboccheremo il sentiero che parte in discesa proprio sul lato sinistro dell’albergo.
Continuando sull’evidente traccia che si mantiene per un po’pianeggiante, si attraversa un bel bosco di faggi e pini.
Dopo una ventina di minuti circa si raggiunge l’imbocco della Val di Bove, che si apre sulla nostra destra rispetto alla direzione di marcia.
Ci dirigiamo a destra allora, ed inizieremo a salire in maniera decisa, con la possibilità di zig-zagare un po’per alleggerire la fatica.
La prima montagna che noteremo sulla sinistra è la Croce di Monte Bove, caratterizzata, sul versante che da sulla valle che stiamo percorrendo (parete sud), da numerosi torrioni di roccia, i più grandi dei quali, posti più o meno al termine della parete e che si spingono più in basso, sono le Quinte.
La prima è la Quinta Grande, la seconda è la Quinta Piccola.
La seconda montagna, separata dalla Croce da un’insellatura, è il monte Bove nord.
Quella che abbiamo davanti è invece la cresta che collega il monte Bove nord alla cima sud, che, circondando la testata della val di Bove, rende il paesaggio rassicurante. Una sorta di abbraccio…
Sulla nostra destra, sempre lungo il percorso che si addentra in val di Bove, abbiamo il monte Bicco.
Continueremo sul nostro sentiero fino alla fonte di val di Bove, nei pressi di una chiazzetta di bosco.
All’altezza della fonte gireremo a sinistra andando a prendere la traccia che, salendo con ampie diagonali, ci porta alla sella posta tra la Croce di monte Bove e il monte Bove nord.
Ci dirigiamo verso la cima del Bove nord e, non appena si apre una valletta sulla nostra sinistra (nord) a mostrarci le rocce che dovremo scalare, scendiamo di circa 200m di dislivello, in direzione della cresta
che si è offerta alla nostra vista.

il percorso della via della Mitria visto dalla valletta che si apre verso nord sulla sella tra Croce di monte Bove e Bove nordil percorso della via della Mitria visto dalla valletta che si apre verso nord sulla sella tra Croce di monte Bove e Bove nord

Inizieremo a scalare da un ripiano roccioso alla base della cresta, nel punto più basso della stessa.
Aggireremo il primo torrione sulla destra, trovando i passaggi migliori per montarci sopra.
Noteremo allora che non è possibile proseguire verso l’alto da quel punto. La parete infatti assume un aspetto inespugnabile, e, anche se siamo fortissimi a superare difficoltà estreme, dovremo fare i conti con la roccia pessima…
L’unica possibilità è fare una doppia verso destra (la sosta è attrezzata) e dirigerci verso un camino profondo che taglia il lato della cresta.
Inizieremo a scalare per paretine e caminetti fino a raggiungere il camino di cui sopra a metà della sua altezza circa.
Imboccato il camino, lo si percorre fino a che non è evidente che la possibilità migliore di avanzare è sulla sua parete di sinistra, dove, su solida roccia, si sbucherà in cresta.
Da questo punto la salita si fa intuitiva, prendendo come riferimento la cresta ora più netta e zigzagando appena a destra o appena a sinistra di essa fino ad arrivare in cima allo spalto occidentale del monte Bove.
Per la discesa, basta tornare indietro a riprendere il sentiero utilizzato in salita.
Questa via non è per nulla attrezzata a parte la sosta per la doppia. Prepararsi in tal senso.

CROCE DI MONTE BOVE
QUINTA PICCOLA
Cresta sud

(Moretti-Mainini-Perucci)

150m; AD+/IV

La Quinta Piccola con il tracciato della viaLa Quinta Piccola con il tracciato della via e, a sinistra, la Quinta Grande, dove passano un paio di vie su roccia però molto scadente

La Quinta Piccola è una struttura rocciosa che si affaccia sulla val di Bove e può essere considerata una buona palestra per cimentarsi, come prima volta, con le difficoltà dell’alpinismo.
C’è infatti un po’di avvicinamento (circa un’ora), roccia non proprio ottima (comunque solida dove serve), chiodatura non proprio da falesia (anche se sufficiente) e una bella discesa.

Per l’avvicinamento vale quello della via della Mitria, solo che prima di raggiungere la fonte di val di Bove, si noteranno sulla sinistra dei ghiaioni con delle tracce che ci porteranno alla base della parete.
La via percorre lo spigolo della Quinta.

Inizieremo a scalare sul lato sinistro dello spigolo, iniziando a tre o quattro metri dalla base. Saliremo per un diedrino di roccia non proprio ottima che incide lo spigolo. Le difficoltà di questo tiro di una trentina di metri, sono al massimo di III grado.

Si continua poi sul lato destro dello spigolo, percorrendo una stretta cengia al termine della quale, troveremo un canale di rocce instabili che ci porterà sotto una piccola croce posta su un pulpito a metà via circa. Conviene sostare al termine della cengia e poi possiamo anche usare la croce come successiva sosta.

Dalla croce si percorre un breve tratto di cresta orizzontale e si giunge ad un grosso spuntone dove è attaccata una corda metallica (da usare eventualmente come via di fuga). Monteremo sullo spuntone e scaleremo per circa trenta metri la parete che ci sovrasta, fino ad individuare una bella fessura ben chiodata che si risale fino ad uscire dalle difficoltà.

Per la discesa possiamo traversare direttamente verso la valle dall’uscita della via, oppure arrivare in cima alla Croce di monte Bove, andare a destra fino alla sella che la separa dal Bove nord e da lì riscendere per la val di Bove fino a Frontignano.
Salita consigliabile, tenendo presente sempre che stiamo in un ambiente non del tutto addomesticato, considerando quindi tutte le cautele del caso.
Non dimentichiamoci dadi e friend, possono sempre servire.

MONTE BICCO
Cresta nord-est

(Maurizi-Perucci)

300m; AD/III+

Le belle placche della crestaLe belle placche della cresta

Siamo ancora in val di Bove, magnifico solco glaciale sovrastato da belle montagne. Stiamo percorrendo il sentiero che parte dall’hotel Felicita di Frontignano (come per le vie sopra), ci addentriamo nella valle e la stiamo percorrendo puntando alla testata della stessa.
Sulla sinistra abbiamo le Quinte che sorreggono la Croce di monte Bove (o punta della Croce), segue il monte Bove con le sue cime nord e sud e sulla destra invece notiamo una montagna dalle forme eleganti e con una bella cima rocciosa dalla forma triangolare.
È il monte Bicco.
Dalla cima si protende verso il fondovalle, in direzione nord-est, una bella e lunga cresta rocciosa, intervallata da terrazzi erbosi, dove passa una via che vale assolutamente la pena ripetere e molto consigliabile come una tra le prime scalate in assoluto in montagna.
È la via Maurizi-Perucci, alpinisti molto attivi nei Sibillini, che risale la cresta andando a cercare le difficoltà (per altro tutte evitabili su un lato o dall’altro della cresta) sulle belle placche che la compongono.
È una via tutta da godere e per niente stressante, visto che l’arrampicata è piacevole e mai difficile, ci sono dei terrazzi erbosi che rompono la continuità della salita facendo tirare il fiato, la roccia è buona e le soste della via sono a prova di bomba (dei bei fix nuovi nuovi).

Si attacca sul lato sinistro dello spigolo (salendo), su delle placchette che ci conducono in pochi metri ad un camino sulla nostra sinistra che si percorre fino alla prima sosta.

Poco sopra l'attacco della via, all'imbocco del caminoPoco sopra l’attacco della via, all’imbocco del camino

Ripartiamo dalla sosta affrontando il passaggio forse più difficile della via. Non tanto per la difficoltà, ma perché costringe a dei movimenti a dir poco strani. Si risolve comunque tutto in pochissimi metri e con dei chiodi che ci proteggono.
Bisogna traversare in obliquo verso sinistra e contemporaneamente verso l’alto, sfruttando una fessura che ci porta in tre o quattro metri al di sopra del passaggio, dove una bella cengia erbosa ci conduce alla sosta successiva.

Continuiamo affrontando le belle placche di roccia compatta che compongono la cresta, seguendo il nostro intuito per scegliere gli appigli migliori e comunque facendo affidamento ai chiodi presenti sulla roccia che ci danno la direzione da seguire.

Superate alcune placche,e alcune terrazze erbose, ci troveremo su un terrazzino affacciato sul canale nord del Bicco (interessante e facile salita invernale), caratterizzato da un prominente spuntone roccioso.

Ci posizioniamo a sinistra dello spuntone e affrontiamo il tratto più entusiasmante della via.

Scaleremo infatti una bella placca rocciosa ricca di appigli dapprima in verticale e poi verso destra (quella della prima foto) e poi, dopo aver sostato affronteremo una bellissima placca di roccia giallastra che si supera un po’in diagonale verso destra.

Le placche giallastre finaliLe placche giallastre finali

A questo punto le difficoltà della via finiscono e non ci resta che risalire il crinale verso sinistra puntando alla vetta.

Per la discesa possiamo scegliere tra due alternative.
La prima, leggermente più corta ma un po’noiosa, ci permette di scendere andando a sinistra rispetto alla direzione di arrivo in vetta, raggiungere per la cresta sud-est la sella che spara il Bicco dal Bove sud per poi piegare nettamente a destra puntando agli impianti che costeggeremo sul lato destro infilandoci in un canale che, attraverso un bosco, ci riporta a Frontignano.
La seconda, un po’più faticosa ma ben più interessante, ci permette di percorrere in discesa la lunga cresta che si diparte sulla destra rispetto all’arrivo in vetta, lasciandola in corrispondenza di una macchia di bosco più o meno all’altezza dei ruderi della val di Bove, per la quale si torna a Frontignano.

MONTE BOVE NORD

La magnifica parete nord del monte BoveLa magnifica parete nord del monte Bove, caratterizzata da tre strutture rocciose dette gli “spalti”.
A sinistra, un po’in ombra, la parete est.

Il monte Bove nord è una montagna imponente, che racchiude nel suo aspetto l’essenza dell’alpinismo.
Presenta infatti una parete (la nord) che entusiasma al solo sguardo! È infatti alta intorno ai 700 metri e domina, con la sua severa presenza, il caratteristico borgo di Casali di Ussita.
L’osservatore attento e allenato a scrutare tra le pieghe della roccia (in pratica tutti coloro che sognano di salire per questa parete…), non si lascerà sfuggire che la caratteristica principale della parete stessa è che è divisa da due canali principali che formano tre strutture denominate Spalti (avendo la parete di fronte avremo quello occidentale a destra, quello centrale in mezzo e quello orientale a sinistra) e che, in generale, la morfologia di questo versante presenta talmente tante sfaccettature da rendere la parete un vero e proprio labirinto, dove perdere la via di salita è molto facile.
Osservando ancora meglio, noteremo che ci sono anche diverse cenge erbose che ne interrompono la continuità.
La roccia di questa montagna non è delle migliori, tranne che sulla via che descriveremo qui di seguito, lo “spigolo nord” dove è buona per tutta la salita.
Questo spigolo delimita a sinistra (sempre guardando la parete) il confine di questa “muraglia appenninica”, e segna il punto in cui la parete gira, presentando un versante est altrettanto imponente, percorso da vie di scarso interesse a causa della pericolosità, caratterizzato però in alto da un torrione che svetta deciso sopra la val di Panico: Punta Anna.

Patrizio si gode il vertiginoso panorama dopo la salita dell'Alletto-Consiglio sullo spigolo nordPatrizio si gode il vertiginoso panorama dopo la salita dell’Alletto-Consiglio sullo spigolo nord

 

SPIGOLO NORD-EST

(Alletto-Consiglio)

750m; D/V

Questa via, aperta da Franco Alletto e Paolo Consiglio nel 1955, si inoltra nello spigolo della parete nord con esemplare maestria nel trovare i passaggi più logici per aggirare i numerosi ostacoli che una parete come la nord del Bove può opporre a chi ne tenta la scalata.
Lo spigolo nord-est non ha propriamente l’aspetto di uno spigolo, soprattutto quando ci si è sopra.
Infatti non è definito come ci si potrebbe aspettare osservandolo da Casali di Ussita, anzi, è molto articolato ed ampio, irto di torrioni e conformazioni rocciose che danno l’idea della vastità della parete.
La via, che risulterà logica solo dopo esserne usciti, percorre molti tratti in camino, quindi è consigliabile farla quando si è sicuri che la parete sia asciutta e, data la sua lunghezza e i vari cambi di direzione, con il tempo stabile.
Considerare almeno 6 o 7 ore per la via e circa 4 per avvicinamento e discesa .
Il nostro giudizio sulla via? Meravigliosa!

Si lascia la macchina a Casali, raggiungibile in pochi chilometri da Ussita.
Si parcheggia nei pressi della chiesa molto suggestiva del paese e ci si incammina per la strada di breccia che, uscendo dal paese, percorre la valle e passa di fronte alla parete.
Una volta che la strada diventa sentiero, all’altezza cioé dell’imbocco della val di Panico, si va sulla destra addentrandosi
nel bosco, a prendere il sentiero che porta a Calcara. Poco dopo essersi inoltrati nel bosco, appena superata una radura, bisogna fare attenzione, in basso a sinistra, ad un ometto che ci indica la traccia da seguire in salita verso la parete.
Seguendo dei bolli rossi (poco visibili per la verità), si giunge, dopo un'”arrancata tra le frasche” a tratti scomoda, al ghiaione sottostante l’attacco.
La traccia sul ghiaione ci porterà proprio di fronte ad un bel segno rosso che indica la partenza, in corrispondenza di un camino che separa la parete da un grosso blocco monolitico di roccia giallastra (c’è anche un cordoncino intorno ad un alberello).

Si attacca proprio nel camino tenendosi all’interno e, con una bella arrampicata di una quarantina di metri abbondanti di IV grado, si giunge alla prima sosta, posta sulla faccia destra del forcellino dove termina il camino.

Si risale il gradone di erba e roccette che ci troviamo di fronte, fino a giungere, sulla destra di uno strapiombo, ad una bella placca di roccia compatta dove troveremo la seconda sosta.

Su per la fessura sopra la sosta, che oppone difficoltà sostenute (pare di V ma ho qualche dubbio…) per soli 5 o 6 metri fortunatamente. La fessura è molto chiodata ed è possibile azzerare benissimo questo ostico passaggio. Una volta ristabilito un certo equilibrio, puntiamo un caminetto che separa la parete da una sorta di ripida rampa alla nostra sinistra. Superati i pochi metri del caminetto ne usciremo a sinistra, andando a scalare lo spigolo che si segue fino alla terza sosta.

Dalla sosta, con gradevole arrampicata di III grado, seguiremo lo spigolo, fino ad infilarci in un canale ghiaioso che si risale fino a che non si stringe a camino.

Saliremo per qualche metro nel camino, per uscirne a sinistra e traversare per cengette di roccia rotta individuando il punto più comodo per uscire dalla sorta di piccolo anfiteatro in cui ci troveremo. Credo che il punto migliore per aggirare quest ostacolo sia sulla sinistra.

Ci troveremo ora su un vasto e ripido cengione erboso, che va risalito diagonalmente verso destra per un centinaio di metri abbondanti fino a giungere in vista della Pera, caratteristico pilastro di roccia alto ed affusolato, che ci lasceremo a destra.
Questo gendarme di roccia non è da confondere con un’altra formazione a forma di “orecchio” visibile già da Casali e che, una volta sbucati dall'”anfiteatro” ci troveremo sopra la testa…

Dalla Pera ci aspetta il tratto più entusiasmante della salita.

Si attaccano le placche sulla sinistra della Pera, che possono essere individuate grazie ad una sosta costruita su dei solidi chiodi e, puntando ad una bella fessura che ci troveremo a destra (V, da proteggere), si punta ad un profondo camino che andrà risalito per intero (il tratto in camino è di circa due tiri e le difficoltà si aggirano sul IV+).

Dal camino si esce a sinistra per rocce rotte ed erba.

Bisogna ora puntare più o meno alla verticale dell’uscita del camino, aggirando per cenge erbose i massi che ci si presentano davanti, fino a giungere su di una cengia erbosa piuttosto stretta ed inclinata (qualche alberello per proteggersi) da percorrere verso sinistra, oltrepassando il filo dello spigolo incombente e risalendo qualche gradone roccioso al di là dello stesso per andare a scalare un bel diedro-fessura di ottima roccia con alla base un chiodo artigianale.

Oltre il diedro-fessura c’è da scalare un altro caminetto inclinato verso destra al quale si giunge dopo aver risalito un’altra cengia erbosa.

Oltre il caminetto la salita è meno obbligata. In generale ci si deve tenere sulla sinistra e risalire, tra erba e roccette, un’ottantina di metri per arrivare ad un caratteristico masso staccato dalla parete cinto da un cordone.

Si risale la cresta sopra il masso e si giunge ad una sorta di forcellino composto da un torrione a sinistra ed una bella placca a destra.

Si scala la placca su solidi appigli, si segue la cresta che ci si presente davanti e con un paio di tiri siamo giunti al termine della nostra scalata.

Le placche giallastre finali

Le placche giallastre finali
Per la discesa si percorre il pendio che ci troviamo davanti puntando alla cresta e, seguendo quest’ultima verso sinistra, in direzione del Bove sud, andremo a prendere il più marcato canalone che noteremo scendere ripido sulla nostra sinistra (il canalone nord o dei pastori). Costeggiando la parete est torneremo in breve tempo (galleggiando sullo scomodo ghiaione) al bosco attraversato durante l’avvicinamento e da questo alla macchina.

GRAN SASSO

il Gran Sasso dal bellissimo lago di Campotosto
il Gran Sasso dal bellissimo lago di Campotosto

Per presentare il gruppo del Gran Sasso sarebbe necessario un libro a sé !
È la catena più alta dell’Appennino intero. Una tavola rotonda di giganti di roccia affacciati sull’Adriatico.
La mole delle montagne più alte di questo gruppo è colossale e si impone allo sguardo innalzandosi con uno slancio a dir poco ardito dalle basse colline circostanti.
L’ambiente montano è rappresentato con maestosità sul Gran Sasso. Possiamo dire che si tratta di montagna “vera”, con vasti e secolari boschi che fanno da tappeto alle vertiginose e altissime pareti che caratterizzano questi monti, rendendoli unici nell’Appennino.

sulle verticali pareti del Corno Piccolosulle verticali pareti del Corno Piccolo

Trattando in questo spazio di alpinismo, concentreremo la nostra attenzione sulle montagne che offrono le salite secondo noi più interessanti, tenendo in considerazione il criterio a nostro avviso più importante quando si parla di uscite in montagna: il divertimento.
Ci riferiremo, in particolare, al Corno Grande ed al Corno Piccolo e riserveremo uno spazio anche all’Intermesoli, che con i pilastri che sorreggono la sua possente mole, offre delle spettacolari e panoramiche salite.
Riteniamo interessante, a questo punto, richiamare un attimo l’attenzione sulla storia alpinistica del Gran Sasso, che ha visto in prima linea dei gruppi di persone che hanno svolto un’attività di esplorazione di tutto rispetto per impegno e difficoltà affrontate.
Anche per questo, la definizione di montagna “vera” è azzeccata, intesa come luogo in cui si è sviluppata una forte e continuata ricerca dei versanti man mano più ripidi e impervi da risalire, scovando luoghi dove è possibile emozionarsi tanta è la loro bellezza.
A tal proposito rimandiamo al sito www.vecchiegloriedelgransasso.it/, dove i protagonisti e le imprese sono descritti in maniera dettagliata.

Corno Grande e Corno PiccoloCorno Grande e Corno Piccolo (credo non ci sia bisogno di specificare quale sia l’uno o l’altro….)

La seconda Spalla del Corno Piccolo da nordLa seconda Spalla del Corno Piccolo da nord

CORNO GRANDE

Il Corno Grande è la montagna delle montagne per noi “appenninisti”. Lascia sbalorditi allo sguardo e le poderose linee che lo caratterizzano fanno stare di continuo col naso all’in sù per carpirne i confini.
Da qualsiasi versante lo si guardi appare di un’imponenza sconcertante.
È composto di varie cime, tutte sorrette da pareti altissime e tagliate da profondi canaloni.
Si alternano zone di facile accesso ad altre davvero irraggiungibili se non dopo una profonda conoscenza.
Tutto ciò, insieme alla forma colossale di montagna, dona al Corno Grande un fascino misterioso, inarrivabile.
Sembra davvero impossibile penetrare nelle sue forme tanto da raggiungerne la cima.
I panorami che ci regala scalandolo sono meravigliosi e attraenti da qualsiasi parte si decida di salire.
Racchiude in sé un gioiello prezioso: un ghiacciaio che, se avvicinato, trasmette una sensazione di distanza da ciò che comunemente frequentiamo che inciderà profondamente le nostre emozioni, richiamandoci inevitabilmente, come un diavolo tentatore, e costringendoci a tornare e poi tornare ancora, magari da un’altra via di salita, ad ammirare la sua bellezza e lasciarci ancora più affascinati, forse ammaliati, dalla sua immobile potenza.

Gli accessi al Corno Grande sono diversi a seconda del versante dove si vuole andare. In questo spazio, per ragioni pratiche, li descriveremo volta per volta all’inizio della descrizione di ogni via.

SPIGOLO SUD-SUD/EST

(D’Armi-Tomassi-Giancola)

300m; AD+/IV+

Percorsi sul Corno Grande
Per tentare la scalata dello Spigolo Sud Sud-Est della Vetta Occidentale del Corno Grande potrebbe essere molto bello organizzarsi in due giorni. Il pomeriggio del primo giorno si sale al Bivacco Bafile (un vero nido d’aquile) per passare la notte. Il mattino del secondo giorno, senza doversi sorbettare le due ore di avvicinamento perché il bivacco è molto vicino all’attacco della via, si parte per la scalata.

La via in questione può essere consigliata come una tra le prime da fare su questa magnifica montagna. È impegnativa quanto basta per prendere confidenza con l’ambiente che ci circonda. È della giusta difficoltà per apprezzarla a pieno e lascia la grande soddisfazione di aver fatto una bellissima scalata. Di sicuro si avrà voglia di tornare dopo averla percorsa, magari per una via appena più impegnativa, visto che ormai non siamo più dei novellini di queste rocce. La roccia di questa via, date anche le numerose ripetizioni, è molto buona.

Lo spigolo in questione divide il versante meridionale da quello orientale della Vetta Occidentale del Corno Grande, delimitando a sinistra la bellissima parete est. È ben in evidenza da Campo Imperatore. Per giungere all’attacco si parte da Campo Imperatore e si percorre il sentiero che sale verso la cima. Una volta scavalcata la Sella di Monte Aquila, si prosegue in falso piano su sentiero evidentissimo e si giunge ad un bivio (in prossimità della Sella di Corno Grande): bisogna andare a destra e percorrere la faticosissima traccia che passando per il Sassone ci porta alla partenza della direttissima al Corno Grande. Da là gireremo ancora a destra in direzione del Bivacco Bafile e percorreremo il sentiero fino a giungere in prossimità dello spigolone, caratterizzato da un’evidente rampa ascendente da sinistra a destra che porta sopra ad un tratto strapiombante alla sua base.

Dobbiamo salire su questa rampa e percorrerla facilmente fino ad un terrazzo sul filo dello spigolo.

Da qui iniziano le difficoltà.

Inizieremo a salire la cresta dove questa si presenta un po’incavata e, superando due saltini di III grado, seguiremo con logica lo spigolo fino ad arrivare alla prima sosta.

Si continua con un altro tiro facile sul filo di cresta, giungendo sotto al salto detto del “Naso”, che supereremo traversando a sinistra dalla sosta (in discesa), attraversando una sorta di trincea e sostando alla base di una bella parete verticale dopo una ventina di metri.

Si scala questa parete tenendosi in ultimo in po’a destra e si continua, andando a destra, per un breve tratto di parete che forma un diedrino di roccia un po’rotta ma che non oppone grosse difficoltà.

Ci troveremo allora su di un terrazzino alla base del diedro chiave della via.

Il faticoso diedro chiave della via
Il faticoso diedro chiave della via

Salire l’evidente e liscio diedro sulla sinistra del filo di cresta, che con difficoltà sostenute (pare di IV ma ho qualche dubbio…) porta alla successiva sosta. Questo difficile passaggio si può vincere scorrettamente (ma intelligentemente se necessario) tirando i numerosi chiodi presenti.

Ora ci aspetta il passaggio più emozionante.

Dalla sosta si scala un diedrino sulla destra (ch. di via) e si scavalca lo spigolo portandosi alla sua destra con qualche metro di arrampicata completamente esposta sui 200m della parete est che d’improvviso ci appaiono sotto i nostri piedi. La difficoltà è sul III+ e l’emozione è grandissima!

Da questo punto, per belle e facili placche dove si sale in aderenza, si arriva intuitivamente in vetta.

La discesa avviene per la Direttissima al Corno Grande, che si prende dalla vetta entrando nel primo canale che si incontra verso sud a pochi metri da essa.
Con percorso divertente che supera saltini di II grado al massimo si torna in prossimità del Sassone e da qui alla macchina.
La discesa per la Direttissima è segnata sufficientemente con triangoli di vernice verde.

TRAVERSATA DELLE VETTE DEL CORNO GRANDE

(Hans Schmidt, H. Riebling -agosto 1910)

AD-/III+

foto1FOTO 1
Vetta Centrale (sinistra) e Torrione Cambi (destra) dalla morena del Calderone. La traversata può iniziare, come descritto, dalla via Gualerzi (l’attacco è presso la A in giallo) percorrendo la facile e divertente fessura che questa via supera con passaggi appena al di sopra del secondo grado. Con questa soluzione si dà una bella continuità alla via. Una volta giunti sulla forcella (forchetta Gualerzi) è consigliabile, prima di iniziare la nostra via, arrivare in cima alla Centrale, percorrendo l’evidentissimo canale (segnato abbondantemente con bolli di vernice) appena al di sotto (versante Campo Imperatore) e a sinistra della forcella. Riscenderemo poi alla forchetta Gualerzi ed inizieremo la nostra traversata dal Torrione Cambi con un primo passaggio molto aereo.

foto2FOTO 2
Una volta scesi dal Torrione Cambi con le doppie descritte e giunti in prossimità della forchetta del Calderone, si supera il passaggio caratteristico all’interno delle due lame di roccia e si inizia la bella risalita della cresta della Vetta Occidentale fino alla cima.

L'imponenza del Corno Grande salendo a Campo Imperatore

L'imponenza del Corno Grande salendo a Campo ImperatoreL’imponenza del Corno Grande salendo a Campo Imperatore. La freccia indica il bivacco Bafile, la linea gialla il tracciato dello Spigolo SSE. A destra dello spigolo la bellissima parete est della Vetta Occidentale.
Possiamo distinguere bene, in questa foto, le cime che compongono questa montagna. Partendo da sinistra (dove esce la via dello spigolo SSE qui segnata) abbiamo la Vetta Occidentale, che è la più alta (2912m); proseguendo verso destra il Torrione Cambi (2875m), separato dall’Occidentale dalla Forchetta del Calderone. Ancora a destra, al di là del piccolo intaglio della Forchetta Gualerzi abbiamo la Vetta Centrale (2893m). Continuando verso destra, separata dalla Forchetta Sivitilli, la Vetta Orientale (2903m).

L'ambiente a dir poco gicantesco del ParetoneL’ambiente a dir poco gigantesco del Paretone (appena al di sopra di Gabriele si nota la grande superficie del recente distacco di una frana). È la parte della parete dove passa la via di Pierluigi Bini “Il diedro di Mefisto”, tra il primo e il secondo Pilastro

cresta N orientale

diretta alessandri-leone II pilastro

traversata delle vette

via Gualerzi

classica all’anticima

CORNO PICCOLO

Prima Spalla dal sentiero Ventricini
Prima Spalla dal sentiero Ventricini

Le meravigliose 'Fiamme di Pietra', dalla sella dei due Corni
Le meravigliose “Fiamme di Pietra”, dalla sella dei due Corni

i tracciati di alcune delle vie della parete nord della Seconda Spalla del Corno Piccolo
i tracciati di alcune delle vie della parete nord della Seconda Spalla del Corno Piccolo:
in blu la Morandi-Consiglio-De Ritiis, in verde l’Aquilotti e in giallo la via delle Due Generazioni. Quest’ultima, nella parte finale cioé al di sopra del caratteristico masso dove convergono tutte le vie, prosegue per la Aquilotti.

cresta NE
cresta NE

kikos

kontiki

attenti alle clessidre

aquilotti 75

aquilotti 72

morandi-consiglio

Due generazioni